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LA
BIODIVERSITA'
BIODIVERSITÀ è il termine con cui viene
indicata la variabilità della natura, che si esprime attraverso tre concetti
fondamentali:
- La variabilità tra le specie animali e vegetali (stimate attorno ai 14 milioni
al mondo)
- La variabilità genetica all’interno della stessa specie (ogni esemplare è
diverso da un altro)
- La molteplicità di ambienti in cui le specie abitano e proliferano
La BIODIVERSITÀ è strettamente legata al
processo evolutivo descritto da Darwin: avvengono delle modificazioni a livello
genetico ed ambientale che permettono alle specie di svilupparsi. Una buona
variabilità genetica consente quindi alle specie di avere maggiori possibilità
di adattamento e sopravvivenza!
La BIODIVERSITÀ è un fenomeno complesso, che
permette di avere tante specie e sottospecie di animali e vegetali, ma fa anche
sì che si instaurino tutte quelle relazioni biologiche fondamentali per il
pianeta, come ad esempio le catene alimentari, al vertice delle quali c’è spesso
l’uomo.
La BIODIVERSITÀ riguarda anche gli ambienti,
habitat e microhabitat, diffusi sulla Terra, anche perché dalle caratteristiche
di ogni habitat dipendono le caratteristiche dei suoi abitanti. Infatti una
stessa specie, dislocata in due habitat diversi, svilupperà due sottospecie
differenti.
Il mantenimento della biodiversità è un IMPEGNO che tutti dobbiamo assumere, un
OBBLIGO etico nei confronti del nostro pianeta e della nostra società, una
RESPONSABILITÀ a cui nessuno si deve sottrarre. Questo perché la variabilità non
è solo un fenomeno spontaneo: anche l’uomo interviene in agricoltura e
nell’allevamento per ottenere specie nuove sempre migliori per soddisfare i
propri mercati. In questo modo natura e società si fondono e per la nostra
sopravvivenza diventa fondamentale la conservazione delle differenze che si
riscontrano in natura.
È importante lavorare costantemente per mantenere un’elevata biodiversità: la
perdita di specie, sottospecie o varietà porterebbe a danni universalmente
irreparabili. Dal punto di vista ecologico gli ecosistemi verrebbero
danneggiati, culturalmente si perderebbero consistenti conoscenze e tradizioni
ed economicamente si ridurrebbero le risorse genetiche ed il loro potenziale
sfruttamento.
Un “patto” è stato inserito nel 2007, durante il Summit Mondiale per lo Sviluppo
Durevole delle Nazioni Unite (tenutosi a Rio de Janeiro), tra gli obbiettivi
dello sviluppo del Millennio e prevedeva entro il 2010 “una riduzione
significativa dell’attuale ritmo di impoverimento della biodiversità a livello
mondiale, regionale e nazionale col fine di contribuire all’attenuazione della
povertà e al profitto di tutte le forme di vita sulla Terra”. La sempre
crescente attenzione di organi sopranazionali verso queste tematiche ha forse
toccato il suo punto più alto nella giornata del 20 dicembre 2006, quando
l’Assemblea Generale dell’ONU ha proclamato il 2010 “Anno Internazionale della
Biodiversità”.
È proprio in questo contesto che si inserisce il progetto di ricerca. Sette enti tra parchi e riserve naturali, dislocati a
cavallo tra l’Italia e la Svizzera (Lago Maggiore (Ente capofila), Ticino
Piemontese, Alta Valsesia, Veglia Devero, Burcina in Piemonte e Gole del
Breggia e Bolle di Magadino in territorio svizzero) hanno deciso di collaborare per censire e
descrivere gli habitat e le specie presenti sul loro territorio più sensibili al
danneggiamento della biodiversità e quindi più soggette a situazioni critiche
legate a comportamenti irresponsabili dell’uomo.
Le Ricerche nel
Parco Naturale Alta Valsesia
Mappatura
habitat

Un’azione dal Parco dell’Alta Valsesia, indivduato dall’Unione Europea come
Sito di Interese Comunitario ai sensi della Direttiva Habitat, nell’ambito del
progetto è quella di compiere una ricerca/censimento degli habitat individuati
dall’Unione europea ritenuti quindi importanti importanti per la tutela della
biodiversità. Con questa attività si è vuole porre le basi per favorire una
gestione del territorio che abbia come priorità la conservazione degli ambienti
e le delle specie presenti . Tra gli ambienti individuati per la ricerca alcuni
si stanno studiando nello specifico le lande alpine, con rododendri e mirtilli,
le distese di erbe con Nardus e molte specie di fiori d’alta quota, le praterie
montane da fieno, e le aree montane con alte erbe a grandi foglie (megaforbie)
ai margini dei corsi d’acqua. Verranno approfondite a nel corso della ricerca
anche le conoscenze anche su torbiere, formazioni erbose boreo-alpine silicicole,
pietraie, pareti rocciose, ghiacciai e nevai.
Questo lavoro rappresenta la logica prosecuzione del lavoro portato avanti nel
corso del Progetto progetto “Indagini naturalistiche e variabilità ambientale”
realizzato nell’ambito del Programma Interreg III A Italia Svizzera 2000-2006
Monitoraggio ornitofauna

l Parco della Valsesia è stato anche individuato, ai sensi della Direttiva
Uccelli dell’Unione Europea, come Zona di Protezione Speciale per gli uccelli,
dato che i numerosi habitat sono ideali ad accogliere tantissime specie
ornitologiche. Già negli anni Ottanta era stato fatto in Valsesia un censimento
degli uccelli, che nel progetto attuale si è deciso di aggiornare, ponendo a
confronto dati vecchi e nuovi per valutare l’eventuale danneggiamento alla
biodiversità occorso negli anni, ma anche il possibile stanziamento sul
territorio di nuove specie mai avvistate prima.
Dal primo censimento era emersa la presenza di 106 specie. Nel 2009 ne sono
state individuate 104, di cui 4 sono una nuova presenza certa e sono Airone
Cinerino, Biancone, Lodolaiolo e Cornacchia Nera. Gli elementi di maggiore
interesse delle ricerca sono quelli relativi alle specie “prioritarie” per le
quali il Parco dell’Alta Valsesia ha responsabilità conservazionistica. Da un
lato sono state rilevate delle situazioni di emergenza, come quella dell’averla
piccola, che, mentre negli anni ’80 era stata individuata in 54 punti del parco,
nel 2009 solo in 3. Il Nibbio bruno, che appare quasi sull’orlo
dell’estinzione a livello locale. Per fortuna invece altre specie protette hanno
avuto negli anni un’espansione, come il Francolino di Monte o il Picchio nero,
segno che hanno trovato in queste zone condizioni ideali per riprodursi e
vivere. Un altro dato confortante viene dalle nuove specie prioritarie
riscontrate, tra le quali il Biancone e lo splendido Gipeto, di cui si sono
raccolti indizi relativi alla nidificazione.
Per saperne di più sul progetto visita il
sito:
www.indaginenaturalistica.org

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