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I WALSER
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Tra la fine del 1200 e
l’inizio del 1300, è posta la discesa dei coloni walser a sud del Monte
Rosa.Furono seguite due direzioni principali : da est, provenendo da Saas,
in Svizzera, transitando per Macugnaga, e da Zermatt passando per la Val D’Ayas
e Gressoney.Le loro origini sembrano risalire territorialmente al Vallese, da
cui il nome “walliser”, contratto quindi in “walser”.
Erano specialisti nella colonizzazione dei territori a quote elevate e si
portarono appresso lingua e tradizioni germaniche.
Grazie poi all’applicazione del diritto
vallesano ed alle rigide usanze, costituirono un nucleo unitario capace di
resistere per quasi sette secoli alla mescolanza con il resto della popolazione
della Valsesia. In alcune zone, ancora oggi, si parla in lingua walser (il “titsch”) :
Rimella ha conservato, più di ogni altra parte, l’uso di tale idioma. |
Ad
Alagna e nella stessa Rimella, numerose sono le iniziative (dizionari, ricerche
toponomastiche, corsi di lingua walser, ecc..) per mantenere preziosa
testimonianza di un modo di esprimersi che sta andando via via scomparendo.
Ancora viva e patrimonio comune è, invece, la toponomastica nei tre principali
territori walser della Valsesia : Alagna, Rima e Rimella.
Così come le
caratteristiche case edificate in pietra e legno.
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Innegabile è la loro abilità
nello sfruttamento delle risorse naturali : riuscirono a coltivare cereali
(segale, in particolare) sino a notevoli altezze (1700 mt.) ed in ragguardevoli
quantità.
Ciò è testimoniato dai mulini ad acqua presenti in quasi tutti gli
insediamenti e dalle semplici macine a mano per uso casalingo.
L’agricoltura
era affiancata dalla pastorizia a conduzione famigliare, con pochi animali
domestici, ospitati nelle piccole stalle, presenti al piano terra di ogni casa.
Poiché quasi tutte le famiglie possedevano bestiame, il numero totale di capi
di animali era ragguardevole, così le zone a pascolo o da sfalcio furono
rigorosamente suddivise.
Anche l’edificazione delle case era svolta da
maestranze della stessa comunità sia per i lavori di muratura sia per quelli di
falegnameria e di ferramenta.
E’ intuibile la precisa organizzazione della
vita e del lavoro di ognuno, tanto nella costruzione di nuove case, quanto alla
sistemazione di vie di comunicazione o la bonifica di alpeggi, che coinvolgeva
tutte le famiglie : “der zug” era chiamato, appunto, il “lavoro in
comune” che veniva scambiato tra le famiglie.
I gruppi famigliari avevano una
precisa identificazione nelle comunità ed alcuni di questi si erano
specializzati in determinati lavori (calzolaio, fabbro, falegname ecc.) ed
identificati dai cognomi ; ad Alagna possedevano pure dei simboli grafici
dei casati che venivano riportati sulle architravi, sui colmi dei tetti e sugli
strumenti da lavoro.
I nuclei walser erano quindi autosufficienti per la gran
parte delle esigenze e il commercio con il fondovalle limitato alle materie
prime essenziali.
Questo favorì ancora di più una sorta di isolamento che
costituì un motivo di protezione per l’etnia.
Ad esempio, il parroco era, di
solito, originario dello stesso paese perché in grado di comprenderne il
linguaggio.
La
caratteristica peculiare del successo della colonizzazione del popolo walser
sembra essere una forma di adattamento quasi biologico ad un ambiente in cui,
nel tempo passato, era veramente arduo vivere.
Il progresso, che ha quasi del
tutto cancellato un’intera etnia, non è riuscito a sconfiggere un piccolo
manipolo di uomini e di donne che oggi combattono, quasi eroicamente, non per
isolarsi di nuovo ma per far conoscere a tutti quello che, sconsideratamente,
potremmo perdere.
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